Altare della Reposizione 2010 - Parrocchia Madonna della Speranza

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Altare della Reposizione 2010

Vita Parrocchiale > Altare della Reposizione
 

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Come tralci uniti alla vera vite,
in Cristo lasceremo orme di più abbondante frutto.


Nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni troviamo scritto: "IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI. CHI RIMANE IN ME E IO IN LUI FA MOLTO FRUTTO PERCHE' SENZA DI ME NON POTETE FAR NULLA."
L'invito a "rimanere in Gesù" come Lui rimane in noi è centro dell'unione profonda che vivifica l'esistenza cristiana: l'abbondante frutto del fare la volontà del Padre!!

L'immagine della vite
era un simbolo caro ad Israele, segno di prosperità, pace e gioia. Rappresentava il popolo, quello stesso eletto da Dio che - con l'impegno di un lavoro d'amore ingegnoso ed attento - come vignaiolo premuroso, se ne prendeva cura in ogni suo aspetto.
Puntualmente, però, questo legame sponsale veniva disatteso, spesso deluso e Dio soffriva per la mancanza di frutti nella sua vigna. Dicendo "IO SONO LA VITE", Gesù manifesta il desiderio di voler assumere fino in fondo per amore del Padre, il ruolo del Figlio-che-non-delude quelle aspettative ma realizza la Sua Volontà.


"IO COME LA VITE
PRODUSSI GRAZIOSI GERMOGLI
E I MIEI FIORI DIEDERO FRUTTO DI GLORIA E RICCHEZZA"
(Sir. 24,17)


Il portare frutto di Gesù è legato al seme di grano che fruttifica in enormi quantità perché muore nel terreno (Gv 12,24) e risorge a nuova vita.
Il Padre, meta di tutto, è all'inizio come alla fine, perchè la gioia sia piena! Il portare frutto del discepolo che rimane in Gesù è gloria per il Padre e vera sequela del Figlio. I tralci
sono coloro che seguono Cristo: anche per noi c'è il ricco fruttificare se rimanendo in Lui-vera vite ci lasceremo potare dall'arte sapiente dell'ascolto della Sua Parola.
Una Parola comunicata sin dal principio con annunci e profezie attraverso cui Dio, quasi con pudore, svela pazientemente il Suo Volto con tratti delicati e pennellate graduali nel raggio luminoso dell'umiltà di Gesù di Nazaret.
Scendendo, scendendo, scendendo Gesù-fatto uomo ci ha insegnato la via per entrare in comunione col Padre. Ecco l'Eucaristia
ed ecco il sacerdozio! Il nutrimento essenziale e la luce che conduce al cuore della misericordia di Dio, come ci ricorda questo anno sacerdotale che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto istituire. Se avessimo fede vedremmo il Signore nascosto nel sacerdote come una luce dietro il vetro, in una voce il cui annuncio non proclama "parole" ma la Parola nella persona stessa di Cristo di cui egli è non padrone ma servo.

Il RI-MANERE in Gesù tocca molto da vicino coloro che vivono situazioni irregolari o difficili nella loro vita affettiva e non possono ricevere la comunione sacramentale. Si può vivere la comunione con Cristo non solo nell'Eucaristia - a cui spesso ci si accosta per abitudine senza essere pienamente coscienti di cosa determini questo gesto nella nostra vita - ma anche nella Carità.
Che il rozzo grembiule della Lavanda
trasformi i nostri morbidi asciugamani in panni del servizio e della prossimità, rendendoci così davvero vicini…sempre più comunità e mai da soli!

Lui vite, noi tralci: se ci autoescludiamo dalla sua linfa vitale, siamo noi a decidere di essere senza-frutto, di rinsecchire dentro; tralci che per la loro sterilità, perdono foglie e prendono storte vie. Non la direzione voluta da Dio ma la diretta conseguenza di una libera scelta che si rivela, in questo modo, infeconda e senza meta. Rami che finiscono per intrecciarsi intorno ad una sorgente che si scopre non essere "Luce vera" ma solo lampada artificiale
.
Allo stesso modo, anche il più prezioso dei talenti, fosse anche l'unico ricevuto, se nascosto per paura di perderlo diventa arido con il rischio che venga perso o del tutto abbandonato, senza lasciare traccia della sua esistenza donata. Occorre quindi portare alla luce e investire ciò che, per grazia, c'è stato offerto senza timore; occorre "mettere acqua nelle nostre anfore vuote" e presentarla al Signore affinchè la trasformi nel più succoso frutto della Sua vite. Occorre lavorare nella Sua vigna come umili servi affinchè il miracolo della più feconda vendemmia si compia!!

Gesù Cristo è il piano inclinato
attraverso cui Dio si unisce ed unisce l'uomo-sua creatura all'Amore Trinitario. Da quell'Amore siamo stati chiamati all'esistenza e in quell'Amore dobbiamo ritornare. La piena unità di CIELO e TERRA in Cristo Gesù, vero Dio-vero Uomo. L'innesto nella vera vite genera talenti e carismi quale ricchezza splendente con cui si riveste la Chiesa nel servizio. Talenti abbondanti…talenti diversi…talenti da condividere affinchè siano autentiche grazie divine di supporto al nostro incontro con Dio e con i fratelli, su di un sostegno robusto ben radicato nei tre piedi a pilastro della vita nella comunità: la Liturgia, la Parola, la Carità. L'unione che si rinsalda nella com-unione alla divina Eucaristia e che perfettamente si realizzerà nella gloria quando "Dio sarà tutto in tutti".
Sarà uno speciale meccanismo di scatto che rivelerà la grandezza di un Libro-Parola che parla di un buon annuncio dentro al cuore… da sempre presente ma che faticosamente si fa proprio o si riconosce.
Il gesto timido di una volontà che cerca e che in quel personale "tac" fa spalancare l'apertura ad una straordinaria novità. "Voglio andare a vedere" disse nello stupore Mosè quando si trovò di fronte il roveto che ardeva ma non si consumava, e avvicinandosi trovò la risposta alle sue domande in un Nome, in un incontro!
Quell'incontro così difficile oggi da afferrare dallo spirito umano diviso tra la ragione e il cuore; tra la ricerca del senso delle cose e quella sete continua di Infinito; tra chi ancora guarda cercando di capire e chi rischia lasciandosi coinvolgere.
Per coloro che hanno dato forti testimonianze di vita… per chi ancora si pone delle domande… per chi molto ha scritto…per chi molto ha fatto… per chi nonostante tutto resta indifferente… Sempre lo stesso è, nella sua totalità, l'uomo per il quale Gesù Cristo torna ad offrirsi nonostante tutto ancora oggi, dopo più di duemila anni!

"Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?" chiede il giovane ricco del Vangelo a Gesù quando il proprio agire sembra già corretto e giusto di fronte a Dio. Gesù, guardandolo semplicemente lo amò!!! Ama gli uomini di un amore così profondo, totale e immenso da portarli oltre se stessi ricordando che solo una cosa manca: "Và, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri […] poi vieni e seguimi." (Mc 10,21)
Questo è il primo comandamento da vivere come partner dell'alleanza divina ed è ciò che è mancato a quel giovane: la libertà di spogliarsi del proprio io per seguire Chi ha lasciato una chiara Via.
Farsi compagno del Signore risorto è una sequela "a caro prezzo" e non certo una grazia a buon mercato ma c'è stato dato l'esempio e su quella strada di apertura all'amore, le nostre orme
devono farsi sempre più profonde. Il peso dei frutti raccolti devono incidere sul nostro cammino e quando la strada si farà più faticosa e in salita, quelle orme lasceranno il posto alla Traccia divina dell'orma di Chi, in quel momento, ci porterà in braccio!


 
 
 
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