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Vita Parrocchiale > Altare della Reposizione
















































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DA QUESTA MENSA DI CARITA' FRUTTIFICA L'INVITO A METTERSI IN CAMMINO PER FARSI PROSSIMO: ALZIAMOCI E ANDIAMO!
Prima del tempo, prima ancora che la terra cominciasse a vivere, il disegno di Dio vede nell'uomo la meravigliosa realizzazione di un dialogo d'amore e, come pieno compimento, lo innalza attraverso il dono di esser figlio suo mediante Gesù Cristo, Verbo incarnato.
Pur restando in quel mistero che totalmente appartiene ai piani del Padre, la luce dello Spirito come splendore della volontà divina, avvicina, nel suo movimento verso la creazione, la dimensione del cielo a quella della terra e così i progetti di Dio, che gratuitamente sceglie di autorivelarsi all'uomo, si intravedono nella storia di ognuno di noi.
Non è una consegna che ci arriva come imposizione…la nostra libertà è sostenuta dalla grazia santificante di Dio ed è il nostro cuore che decide se rispondere o meno a questa chiamata e come far proprio questo progetto non sempre chiaro e comprensibile.
La fiamma divina può illuminare lo sguardo umano del cuore per percepire quella strada di vita a cui Dio, con benevolenza paterna, cerca di guidarci ma lontani dal "pane di vita che discende dal cielo", i ritmi frenetici della terra spesso ci allontanano dal vero senso del nostro cammino e dalla vera dimora del nostro bene.
L'Eucaristia è il solo luogo in cui cielo-progetto e terra-storia si congiungono nella centralità del medesimo pane che è Cristo, sacramento che si spezza, si mangia, ci nutre e lo si porge in segno di salvezza eterna.
Chi riceve l'Eucaristia impara la misura del donarsi perché è in quell'andare verso la mensa che nasce il bisogno di partire: al banchetto si arriva come semplici discepoli che seguono il Maestro ma si riparte come nuovi apostoli inviati da Cristo!
Da questa tavola dove a tutti è stato assegnato un posto, scaturisce infatti il mandato di essere pellegrini per il mondo contando su quei piedi purificati dall'acqua tiepida di Colui che, per primo, si è fatto umile servitore di quest'umanità.
La Chiesa del grembiule è il ritratto più bello della Chiesa: è lì, totalmente immersa nell'esempio del suo Signore che si piega davanti al mondo, in ginocchio.
Il grembiule è l'unico paramento sacerdotale evidenziato nel Vangelo, per il memoriale solenne che Gesù ha celebrato in quella notte in cui fu tradito: si parla di questo panno rozzo con cui il Maestro si cinse i fianchi.
Non dobbiamo mai dimenticare il grembiule!!!
Questo è l'abito del cristiano nella sua missione e l'identità ministeriale del sacerdozio nella sua vocazione; la complementarietà tra la stola ed il grembiule è il diritto ed il rovescio di un unico simbolo, l'altezza e la larghezza di un unico panno del servizio: quello a Dio che diventa quello offerto all'altro.
L'intensità della carità divina accende il cuore dell'uomo, l'ebbrezza dell'amore di Dio si trasfonde nella sensibilità umana come una piccola luce che diventa sempre più grande quando incontra un vero amore che rende limpidi i nostri pensieri: quando la "carità diventa chiarità"… così lo sforzo di adattarsi a chi ci sta accanto, diventa autentica imitazione di Cristo anche nell'agire e nel parlar chiaro.
Lui che, con gesti semplici, ha messo il suo cuore accanto al nostro così travagliato, ha messo i suoi piedi sui passi di chi si sente solo, ha messo la sua forza nel fisico di chi soffre ed il suo corpo in mano di chi ha fame.
La carità è stimolo di passione che coinvolge e spinge ad intraprendere questo lungo viaggio ma soltanto dalla mensa si può trarre l'essenziale nutrimento per non venir meno durante il tragitto: il pane-Parola che illumina la giusta Via con il suo spessore, il pane-Servizio che costituisce il percorso della Verità nella dura realtà, il pane-Eucaristia che sostiene il cuore della Vita come comunione fraterna…non c'è nulla di più necessario!
L'importanza dell'essenzialità è lì su quella mensa perché non ci sia "povero-ultimo-sofferente-solo" che possa sentirsi escluso da questa cena…è assurdo mangiare in esclusiva un cibo che è stato donato per essere universalmente condiviso.
L'impegno di ogni uomo diviene, in questo modo, sacramento della delicatezza dell'amore del Padre verso coloro che ha scelto ed amato: scoprirsi nel cuore della fede vuol dire costruire una propria lampada, accenderla con la luce di Cristo e illuminare questo amore con gesti concreti di accoglienza.
Vuol dire imparare a leggere ciò che è stato scritto per noi e sforzarsi di scrivere sulle pagine bianche di ogni nostro giorno, una testimonianza che dalla Parola trae origine ma che, se innestata nella vigna del Signore, rende molto più frutto: solo così la fissità di una tovaglia sarà coinvolta e trascinata dal soffio divino dello spirito di Dio ed allora il legno della tavola si scoprirà essere invece virgulto che germoglia!
Da qui prende senso la caritas come compito per ognuno di noi di "farsi prossimo", di prendersi pensiero ed aver cura di coloro che si sentono lontani dalla mensa… perché invece sono i più vicini a Gesù, sono coloro che più ardentemente lo desiderano e lo pregano,dicendo:
"Signore, lasciami lavare i tuoi piedi sacri, te li sei sporcati da quando cammini nella mia anima…permetti che le mie lacrime siano quell'acqua di fonte che umilmente spazza via la mia debolezza di ultimo".
L'unica strada che conduce alla sorgente della comunione è quella della condivisione del nostro essere "umano" e l'unica porta che ci introduce al cuore dell'uomo in Cristo è quella del servizio.
La vite è un albero che dovremmo guardare con occhi illuminati: la sua stabilità ed il suo sviluppo dipende dall'impegno di un lavoro ingegnoso ed attento.
Il vignaiolo sa che non ha valore che per il suo frutto e la "potatura" è un'indispensabile condizione di fecondità: il ramo che non trae nutrimento dalla vite, rimane sterile e totalmente improduttivo.
La pienezza della nostra esistenza stà nel "portare molto frutto" perché, se la vitale linfa è il rimanere in Gesù-vera vite, ci devono essere persone nelle quali sia possibile vedere il frutto reale e concreto di quella vite, occorre testimoniare che ci sono tralci che rivelano la presenza di una vite che sviluppa da Cristo, in Cristo, per Cristo.
L'invito ad innestarci vitalmente in Lui, rinfresca nel cuore dell'uomo il progetto sempre vivo di Dio: se lasciamo che la sua Parola scorra libera nella nostra vita, questa sarà sempre destinataria ed annunciatrice di gratuito amore, necessario per far germogliare semi di una carità davvero senza fine.
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