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Vita Parrocchiale > Altare della Reposizione




































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Lungo i passi della Parola, nutriti del mistico Pane,
plasmati nella caritas…
facciamoci apostoli delle genti!
"Come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza avere operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'avevo mandata" (Is 55,10-11). La trasparenza della Parola divina, allora, si fece carne mostrandosi in quel volto di uomo che venne ad abitare in mezzo a noi: Parola-Persona con il nome di Gesù di Nazaret…uno di noi. Gesù non solo parla come uomo le parole di Dio, ma è la Parola di Dio che si realizza come pienezza nella storia rendendo vicino e visibile, l'unico vero Volto del Dio invisibile, spesso pensato lontano e nel silenzio. In un progetto che era in Dio sin dal principio, si magnifica l'amore come totalità esclusiva della sua identità e presenza: "Dio E' amore" e l'amore per Gesù è la misura del suo amore per l'uomo, amandolo così tanto da offrire, per amore e solo per amore, l'Unigenito Figlio.
Sulla sua Parola, ha gettato l'immensa rete della misericordia che, frutto di paterna tenerezza e segno di profonda vicinanza, accoglie tutti a Sé attraverso il più stretto degli abbracci: non lascia escluso nessuno dei suoi figli anzi il suo, è Amore che attende ed affianca, sempre pronto a correre incontro per primo e a gioia del quale, imbandisce il più festoso dei banchetti.
L'essenziale, veste la realtà del banchetto per eccellenza di elementi minimi e Gesù trasforma quell'umile pane azzimo e quel semplice calice di vino in Corpo spezzato e bevanda di salvezza, come memoriale per tutti: " Io sono il pane di vita", "questo è il mio corpo offerto per voi". Fondamento imprescindibile, questo sacramento eucaristico sorregge come linfa vitale, la nostra umanità cristiana legando l'obbedienza alla Parola al ringraziamento, nella partecipazione all'Eucaristia. Gesù però ha posto come altro pilastro della dimensione del cristiano il " lavare i piedi gli uni agli altri" affinchè imparassimo da Lui a lasciar fuori ogni pregiudizio e ad agire, immergendo pienamente nel catino le nostre mani… il colore impuro di quell'acqua ci accomuna tutti come bisognosi di pulizia ma il servizio è nelle nostre mani non per lavarcelo di dosso ma come testimonianza esemplare da rinnovare.
Gesù si tolse la veste per far questo… lì per terra, lasciò scivolare la dignità di uomo che la veste simbolicamente rappresentava in Israele e si inginocchiò, scandalizzando e sconvolgendo i suoi apostoli. La Croce sortì lo stesso effetto: scandalo di un uomo nudo della tunica, su quel legno…scandalo di un uomo nudo delle vesti, inginocchiato per servire!! Perché? Perché solo del grembiule si copre la carità e solo l'essere servo innalza l'amore che Gesù ha testimoniato, attirando poi tutti a sè: se togliessimo il piano del servizio, crollerebbe un sostegno basilare all'essenza della missione cristiana. La Chiesa raccoglie quindi direttamente dal suo Maestro le direttive fondamentali di ogni suo atto…ecco, perciò, la mensa del sacramento e il piano della carità che edificano la celebrazione e la testimonianza dell'essere voce evangelica di annuncio e guida pastorale per l'intera comunità.
Ascoltare l'annuncio significa accoglierlo e l'amore è la chiave per entrare dalla porta principale. Nulla ha comandato Gesù a chi liberamente ha deciso di seguirlo se non la legge dell'amore con quell' Amerai che rende l'amore verso Dio simile ed imprescindibile da quello verso il prossimo: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato". Nel momento in cui si ama come Dio, questo amore, immancabilmente trabocca e dilaga…inonda e coinvolge…Non si può umanamente comandare di amare ma è l'esperienza dell'amore divino che si fa torrente e straripa! E' un discorso che rimanda alla Trinità perchè solo in Dio-Trinità esiste il rapporto Padre, Figlio e Spirito Santo come relazione nell'amore ed un Dio che è, esso stesso, relazione ha, in primo luogo, dentro di sé la relazione come apertura all'altro: così ama allo stesso modo l'uomo come suo "altro". Invece oggi l'uomo vive in mezzo ai suoi simili con cui, sempre più spesso, non vuole avere niente a che fare: non vede e non cerca in altri visi la sua immagine riflessa ma ha orecchie aperte per altre parole e soprattutto sguardi solo per se stesso. Non si percorrono strade che aprono l'uno verso l'altro ma ci si muove, seppur accanto, senza condividere quasi più nulla. Gesù ci ricorda invece che l'Altro sono io e che senza quel prossimo che mi sta dinanzi, non arrivo da nessuna parte perché "il volto d'altri che ti guarda, ti fa capire che non sei tutto, che il senso della vita è fuori di te e non dentro di te." Invece si rimane fermi su se stessi, chiusi e paralizzati dalla paura di ciò che ci è straniero. Accorgiamoci che esiste anche uno schermo acceso che stasera trasmette però senza troppo clamore, testimonianze concrete di piccoli grandi gesti … è ciò di cui dovremmo accorgerci più spesso per imparare ad essere e non ad apparire!
A quest'umanità divisa e mendicante di conforto, Qualcuno dice "quello che ho, te lo do": la forza della Parola che ridoni armonia nella diversità…forza debole per il mondo ma forza di Cristo Gesù capace di fare miracoli: "quando sono debole, allora sono forte" e la nostra forza è lì, in una grande Parola d'amore. "Ama e fa ciò che vuoi" dice Sant'Agostino e spinti da questa carità, dobbiamo percorrere nuove strade ed imparare a guardare con altri occhi questo nostro vivere nel mondo…che non siamo i soli o gli unici, ma tanti nomi riuniti e legati al destino di Colui che , vincendo la morte, ha aperto le porte del Regno con la chiave dell'amore più estremo.
La nostra vocazione è il partire, per vivere in viaggio come pellegrini e come figli che si mettono alla sequela…La nostra vita è il progetto di una strada in salita ma davvero speciale: è un partire per protendersi verso un avvenire; è un camminare in cui l'esistenza prosegue anche quando fatica e difficoltà parrebbero volerla fermare; è un'invocazione verso la meta e un invito alla speranza. Cristo lancia in questa meravigliosa avventura esortandoci, in ogni occasione, a rinfilare i sandali, partire con le borse pronte e colme del necessario, viaggiatori per questa Via di Vita nella Verità. Un cammino che conduce su un alto gradino di un'altra sponda: dalla paura al coraggio, dalla sordità all'ascolto, dalla cecità al riconoscimento, dalla fuga alla testimonianza, dalla durezza del cuore al una mano tesa con un orecchio attento. Questo è l'apostolato da Lui affidatoci: essere pellegrini in continuo esodo che fruttifichino continui tralci dalla vite feconda perché "Se è santa la radice, lo saranno anche i rami" (Rm 11,17). E quando le giare di pietra della nostra fragile umanità vengono offerte a Gesù colme fino all'orlo di tutto ciò che siamo, Lui muta l'acqua nel migliore dei vini; sarà questo vino nuovo a dissetare ogni cuore perso ed affaticato: così troverà nuovo sollievo, potrà rinascere e tornare a germogliare. Cristo ci ha chiamati ad accompagnarlo in questo viaggio con la testimonianza di un folto gregge, mite anche in mezzo a quei lupi che spesso intralciano il percorso: per questo bisogna essere vigilanti e rimanere saldi nel Buon Pastore. Gesù ci ha fornito tutto il necessario per non perderci ed ha benedetto il nostro cammino lavando, baciando, innalzando i nostri umani passi fra le pietraie taglienti ed impervie di questo mondo: non pretendiamo di vedere la meta concreta di un orizzonte lontano ma fare un passo alla volta è già abbastanza. Predicare Gesù Cristo non significa, infatti, gridare una sapienza umana ma testimoniare una salvezza di vita mostrata efficace lungo tutto il chiaro sentiero: con il grano non manca certo la zizzania ma alla fine, dal buon seme si otterrà dell'ottimo pane.
Partire dal nostro deserto personale , luogo in cui Dio parla e si comunica al nostro cuore: lì poter decidere di costruire sulla roccia la propria fedeltà nella piena libertà. Come granelli di senape, trovare il nostro posto di figli di Dio senza aver timore di esprimere ciò che umanamente siamo; debole sia il nostro apparire perché grande sia la potenza manifesta di Cristo in noi che Lo annunciamo. "Siete sale della terra" per dare sapore alla realtà e donare giusto gusto attraverso l'evento vivo della Verità. Sale apostolico che conserva la fede e rende saporito l'amore: senza il sale dell'essere cristiano, le nostre opere sarebbero insipide e solo "brodaglia" del nostro superbo fare. Non manchi la presenza del lievito affinchè tutto possa fermentare … non "lievito dei farisei" ma quello che, nascosto nella farina del cuore dell'uomo, lo smuove fin nel profondo, rendendolo soffice, fragrante e particolarmente buono. Gesù ci dice "Siete luce del mondo"… non usa il "siate" perché non è qualcosa da raggiungere ma una concretezza già data: siamo già luce! La fede è un dono che viene direttamente dal Signore e non una bandiera da portarsi in gloria: è una luce di candela da custodire in mezzo alla pioggia, accesa ma in balia del vento in una notte d'inverno, preziosa per non piombare nella tenebra. E' la nostra personale e fioca presenza in questa notte di veglia…è il nostro tentativo di illuminare questo buio che sta aumentando sempre più…è il cercare di restare svegli per non cadere in tentazione …è il nostro essere tutti qui! La condivisione del pane sia nutrimento per queste ore difficili: pane equamente condiviso nei suoi diversi aspetti, come diverse sono le nostre attese…come diversi sono i nostri volti e le nostre lingue…ma una sola unità in questa diversità. Ed allora i chicchi sparsi su questa terra, porteranno molto frutto. Per questo Gesù chiama "Beati" proprio noi, perché, aggiunge, " Voi farete cose più grande di me" lungo questo cammino. Ma cosa specifica il mettersi in cammino apostolico da un qualsiasi avviarsi? " Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità: Ma più grande di tutte è la carità. Aspirate alla carità." (1Cor 13,13;14,1) L'aspirazione perfetta è quindi quella dell'Amore: la chiave che racchiude ed apre ogni serratura…l'amore più grande…l'Amore che fa amare fino alla fine ma questa sera non è davvero la fine anzi, è solo l'inizio. Ecco, si sente nella notte il suono di un cuore che batte e chiede la nostra vicinanza: Gesù è ancora vivo…restiamo qui e vegliamo con Lui!
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