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Vita Parrocchiale > Altare della Reposizione
Sulle tracce della Carità incontriamo il Volto di Cristo.
Il Verbo si fece Parola…la Parola, lieto annuncio…il lieto annuncio, testimonianza.
Riflettendo un po’ sulla falsa riga del prologo del Vangelo di Giovanni e buttando uno sguardo più oculato a come si presenta la nostra chiesa, ci appare evidente come il messaggio evangelico, eterno nel tempo, si apra così semplicemente fra le mura di un tempio costruito, oggi, da mano di uomo quale è il nostro…e il tempo vissuto, di un evento storicamente lontano, si apre vicinissimo ai nostri cuori entrando nella storia dell’umanità.
Sì, perché se sull’altare si celebra il memoriale del dono di salvezza che Dio ha dato agli uomini, offrendo suo Figlio Gesù, e se dall’ambone viene proclamato questo lieto annuncio come l’hanno definito, in principio, gli apostoli… ecco che a noi spetta la testimonianza: la Parola nel mondo e con essa, la presenza di Cristo nella centralità del Tabernacolo, “tappa ultima” del nostro percorso virtuale in chiesa e cuore della santa Reposizione.
Alla domanda, quindi, che Gesù pose nel Getsemani ai discepoli “ Non siete capaci di vegliare neppure un’ora?” noi, nel nostro piccolo, abbiamo voluto umilmente rispondere che, con tutte le possibili debolezze umane, siamo in attesa e “SULLE TRACCE DELLA CARITÀ, VOGLIAMO VEDERE IL TUO VOLTO, SIGNORE”.
Con il cuore che non abbandona mai l’Eucaristia, il nostro sguardo deve imparare a riconoscere il Signore anche nella Carità perché su tale strada Lui ci chiama ancor più a camminare.
“Deus caritas est” ci dice l’evangelista Giovanni e ci ribadisce Benedetto XVI: perché, invece, questo a noi sembra così difficile da capire?
L’altare dell’Adorazione nella Chiesa Madonna della Speranza ha raccolto l’eredità di un cammino di fede che a San Martino si avvertiva in modo davvero speciale; d’altro canto, però, la Chiesa siamo tutti noi e queste due realtà appartengono caramente alla nostra vita come colonne di un’unica casa: quella del Signore.
E’ inutile negare che “l’ambiente” è totalmente differente data la modernità dell’una e l’antichità dell’altra e questo ha richiesto un diverso approccio anche nell’allestimento dell’adorazione del giovedì santo, con un contesto simbolico più essenziale ma profondamente più spirituale.
Certo è che, se con il passare degli anni, non si manifestasse una certa maturità nell’ambito del nostro servizio (perché di questo si tratta!), si testimonierebbe un riflesso altrettanto monotono e piatto nella nostra personale comprensione della fede: sarebbe come rimanere sempre allo stesso punto di partenza di fronte ad un lungo cammino da compiere.
Questo servizio non può fare a meno di trasmettere lo sguardo cristiano che appartiene a chi lo presta:
se si porrebbe sempre allo stesso modo, sarebbe alquanto scontato e riconducibile forse soltanto a ciò che viene letto nei testi della Sacra Scrittura.
A che servirebbe allora una semplice “riproposizione evangelica” senza lo stimolo che, davanti l’adorazione di Gesù Eucaristia, ci porta ad un nuovo spunto di meditazione mediante la preghiera?
Quest’anno, il messaggio che ha abbracciato l’adorazione eucaristica, oltre alla Carità, ha richiamato maggiormente a ciò che genera speranza al nostro cammino di salvezza: Gesù Cristo…come era ieri, è oggi e così sarà per sempre.
La mensa che richiamava l’ultima cena con i Dodici, ingrigita come un ricordo da noi non vissuto, ha attraversato, ponendola al centro, la maestà sfolgorante di Cristo nel Tabernacolo, il banchetto eucaristico a cui, invece, oggi partecipiamo.
Quel volto di un Dio fatto uomo di cui i discepoli ben conoscevano i tratti, lo si intravedeva da lontano in fondo la chiesa fra le colonne, quando ci si sforzava di incrociare quello sguardo profondo che riusciva a catturare lo spirito e dal quale diventava difficile staccarsi.
Solo avvicinandosi e guardando bene più nel particolare, si scopriva che i colori più vivaci di quei lineamenti scuri sprizzavano fuori dai volti più piccoli e molto più vicini a noi: è, difatti, nel volto della carità che conosciamo oggi il Signore…è lì il suo amore!
Accostarsi a tutto questo nella preghiera, non è stato difficile quel giovedì…abbiamo partecipato in tanti…l’importante è non dimenticare per chi eravamo!
Giovanni Paolo II ci ha ricordato spesso durante la veglia di quella sera, con la voce dolce e rassicurante “NON ABBIATE PAURA: SPALANCATE LE PORTE A CRISTO!”
Ognuno ha la sua chiave personale per farlo quando e come vuole: non facciamoci attendere troppo!























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