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E’ davvero arduo cercare di mettere nero su bianco una certa genealogia di questa realtà parrocchiale che va sotto il nome di CORO. Per lo più, non è nella nostra natura occupare spazio per parlare di noi ma se poniamo la questione sotto il punto di vista della presentazione circa i vari servizi offerti in parrocchia allora sì, ci siamo anche noi e anche da tantissimo tempo! Da quando abbiamo raccolto, quasi più di venti anni fa, il testimone dal gruppo corale seguito da Sonia Spinozzi nel servizio dell’animazione liturgica domenicale durante S. Messa delle ore 11 a San Martino, quella che attualmente si celebra alle 11.30 presso Madonna della Speranza.
E’ proprio il caso di dire che davvero siamo cresciuti in parrocchia, anno dopo anno, puntualmente al nostro posto di cantoria e sperimentando sempre diverse capacità nel proporre i vari canti… eh sì perché con l’arrivo del mitico maestro Marco Brutti alla guida di quello che era allora ‒ nel 1989 ‒ un particolarissimo ed indisciplinatissimo gruppo di circa venti elementi “vari ed eventuali”, si è subito capito che ci sarebbero stati dei cambiamenti e di quelli seri!
Potendo far forza su tanta competenza, pazienza e indiscusso talento, Marco ha saputo adeguare la serietà della disciplina del canto seriamente concepito ai nostri livelli davvero minimi, riuscendo a plasmare le nostre voci così da donarcene una grandissima padronanza: questo ha permesso di raggiungere risultati per noi impensabili. Quando poi i numerosi impegni lavorativi hanno impedito a Marco di continuare il suo servizio, noi non ci siamo dati per vinti e di ingegno abbiamo fatto virtù! In che senso? C’è da dire che, dopo qualche tentativo, avevamo ben compreso che nessuno sarebbe riuscito a sostituire all’organo il nostro Maestro soprattutto nella gestione del coro. Questa sembrava una difficoltà insormontabile ma, sotto i suoi tredici anni di guida, Marco aveva forgiato davvero un bel gruppo di ragazzi che, cantando insieme da tanto tempo, era entrato inconsapevolmente in armonia anche nel “metodo di studio” e di esecuzione a più voci. Il problema però era dato dal fatto che noi eravamo tutti “emeriti canterini” ma nessun “valido organista”. Quindi? Cosa fare? Il 2005 è stato l’anno della svolta che ha portato il nostro cantare-
Tenendo ovviamente conto della sobrietà di una celebrazione in Chiesa ‒ che deve necessariamente vivere la sua solenne centralità in un contesto liturgico rispettoso e dignitoso soprattutto senza degenerazioni nelle esecuzioni ‒ possiamo dire di aver trovato finalmente la giusta via di mezzo per affiancare il servizio del canto ad uno spirito nuovo di coinvolgimento dei fedeli. Quello che all’inizio sembrava strano e “futuristico” oggi è già da tempo normalità: questo infatti è il nostro particolarissimo modo di proporci come coro ed è questa la realtà che ormai ci appartiene e contraddistingue. Certo non si può dire che sia facile, all’inizio, riuscire a far proprio un canto così realizzato ma chi vuol seguire la melodia fa subito ad imparare. Si sa che il canto eleva più facilmente lo spirito alla lode: non importa poi il “come” ma basta condividere autenticamente la verità e la forza del messaggio che contiene, affinché ognuno trovi spunto per innalzare in questo modo una personale preghiera al Signore che si doni non come singolo assolo ma come “canto nuovo nella perfettima armonia”.