Menu principale:
Il tessuto territoriale, il contesto lavorativo, la mentalità…tutto ha contribuito a solidificare nel tempo questa diversità di cui Don Pietro ne è stato testimone e, per certi versi, custode attento.
Ciò che è stato costruito e che oggi raccogliamo come frutti lo si deve certamente alla sua guida paziente e costante!
Lui ha accompagnato la nostra comunità fra tante difficoltà affidandola con amata cura fra le braccia di Don Anselmo Fulgenzi e di certo, anche se soltanto virtualmente perché l'edificio era materialmente mancante, è stato lui il primo parroco dell'odierna "Madonna della Speranza".
Don Pietro è un'icona emblematica per la nostra realtà, sempre presente ed attenta.
Tipico trovarlo spesso davanti l'entrata della Chiesa di San Martino, mani in tasca, orante nella continua preghiera percettibile soltanto da un leggero movimento della bocca e dal piccolo rosario in mano, con lo sguardo rivolto alle persone che passano lungo la strada o in compagnia di qualche parrocchiano.
E' la più semplice ma la più bella e rappresentativa immagine di questa nostra Chiesa particolare!
Cosa sarebbe San Martino senza questo grande uomo e preziosissimo sacerdote?
Nonostante al suo arrivo, la chiesa fosse mancante di molto e spoglia di tutto, una cosa di certo troneggiava e in nessun caso è venuta a perdersi: la figura premurosa del suo parroco.
Spesso il suo carattere discreto lo ha portato a non ostentare mai più di tanto le sue difficoltà, anche quando la salute era precaria: seppur nella sofferenza, non ne proferiva mai parola e soprattutto, questo non gli impediva di mantener fede ai suoi impegni di parroco…sempre solo a dover pensare a tutto!
I primi anni pensava lui addirittura alla pulizia della Chiesa ed era costretto persino ad usare un vecchio confessionale per riporre stracci e scope perché non c'era neppure uno spazio da adibire a ripostiglio: questo è un vivo ricordo che tra i tanti, appartengono alla mia memoria di ragazza e quindi non così lontano negli anni.
Nonostante tutto, Don Pietro non si è perso d'animo ed ha adempiuto a tutte le mansioni con zelo e sollecitudine.
Dove non arrivava con l'aiuto della comunità, pensava a tutto lui…piuttosto che chiedere aiuto ai parrocchiani, che a quei tempi non potevano essere tanto di manica larga, preferiva intervenire in prima persona: rinunciò persino a comprarsi la macchina nuova, seppur necessaria, per destinare quei suoi soldi in parrocchia!
Ma chi lo farebbe oggi??
Questa è la realtà che molti catechisti dell'epoca ancora ricordano bene, insieme al fatto che, seppur nel disagio della lontananza tra la parrocchia e l'abitazione, abbia sempre seguito tutti da vicino con la sua vigile presenza.
Nelle riunioni che regolarmente teneva, per qualsiasi circostanza, iniziava sempre con una catechesi seguita dalla preghiera: difficile ricordare un qualsiasi incontro con Don Pietro senza questa premessa.
Un altro fondamentale aspetto che ha fortemente caratterizzato lo spessore sacerdotale di questo parroco è la preparazione ai sacramenti della Comunione e della Confermazione che curava in prima persona.
Finché gli è stato possibile, ha sempre seguito lui personalmente il cammino di questi gruppi di ragazzi senza delegarlo a nessuno ed ancora oggi l'impronta di quella presenza è riconosciuta ed apprezzata come preziosa tappa formativa di vita.
Sapeva il valore e la grande responsabilità che si assumeva nella preparazione ai sacramenti ed era un dovere che sentiva principalmente suo e a cui teneva in particolar modo.
In questo contesto, poi quanti di quei ragazzi ricordano ancora la "carolina"!
Era lo spauracchio attraverso il quale Don Pietro cercava "bonariamente" di richiamare alla serietà e di stimolare lo studio del catechismo sotto la minaccia di assaggiarla sul palmo della mano che, come nelle migliori tradizioni di famiglia che si rispetti, qualcuno, dopo essere stato enormemente avvisato, arrivò anche a conoscerne gli effetti!