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All'inizio, ovviamente, non esisteva nessun tipo di attività in parrocchia: soltanto un gruppetto di giovani costituivano un piccolo coro, curato da Don Franco Iaconi, che animava le messe domenicali che si aveva premura di celebrare a San Martino.
Non era semplice avviare qualsiasi tipo di realtà parrocchiale come era arduo anche semplicemente organizzare qualsiasi tipo di incontro: non c'erano locali disponibili e la sagrestia era pressoché inesistente.
Fu così che la disponibilità di alcuni locali fu trovata all'interno delle case nelle vicinanze: mansarde sfitte, locali vuoti, magazzini vecchi…tutto tornava utile per piazzare qualche biliardino, ping pong o tavolini rimediati, intorno ai quali poter giocare a carte.
Sentir raccontare queste cose oggi sembra quasi assurdo: in certi ambiti parrocchiali dei dintorni si aveva di tutto di più mentre a San Martino non si aveva assolutamente nulla!
Il primo Natale a San Martino, quello del 1972, sotto la cura e supervisione di Don Franco, si allestì anche il primo presepe vivente che già l'anno prima era stato rappresentato dai ragazzi di questa zona, nella parrocchia di Don Natale Buttafoco: nella memoria di quegli stessi ragazzi, oggi adulti, vive il ricordo di quella tenacia, più fervida che mai, che si aveva nel mettere in scena le "famose" recite parrocchiali ed immancabile era la scenografia da sfondo… particolare e davvero suggestiva: il celeberrimo magazzino de Pennare!
Quando la capacità di arrangiarsi sovrasta la realtà!
Nulla era impossibile di fronte alla buona volontà di questi giovani; andava bene tutto pur di stare insieme e quante storie d'amore così sono nate ed sono oggi riconoscibili in molte famiglie che abitano nel comprensorio: galeotto, allora, fu lu magazzì de Pennare e la parrocchia!
La prima visita pastorale da parte di S.E. Monsignor Radicioni si ebbe nel 1973, occasione in cui amministrò il sacramento della Santa Cresima ed in concomitanza di questo 29 giugno, non mancò di sottolineare la gioia per il 25° anniversario di sacerdozio di Don Pietro che ricorreva proprio in quel giorno.
Lui non ne aveva fatto parola con nessuno, riservato come è sempre stato ma ci fu chi caramente sottolineò quest'evento dando modo così a tutti i parrocchiani presenti di rallegrarsene insieme.
Per l'occasione, la comunità donò al suo curato il Tabernacolo in bronzo tuttora presente in Chiesa con i due candelabri e la pisside.
La riservatezza di questa figura sacerdotale ha sempre valorizzato quelli che poi erano e restano i caratteri essenziali del suo sentirsi "prescelto da Dio": una fede integra che non ammette compromessi con uno stile di vita irreprensibile ed esemplare.
E' sempre stato e resta, prima di tutto, un uomo di Dio e per questo non ha mai mancato, qualora lo ritenesse opportuno, di richiamare l'assemblea dei fedeli ad un maggior rigorismo seppur potesse sembrare un po' all'antica o magari troppo rigide alcune parole da lui pronunciate durante alcune omelie.
Come un buon padre di famiglia che si rispetti, però, ha sempre ritenuto importante educare all'essenziale valore delle cose e come figura di genitore autorevole, non ha mancato di alzare il tono della voce per riprendere le anime a lui affidate, verso l'amore in Cristo su cui basare il cammino di una vita di salvezza.
In un mondo che valorizza l'esteriorità e la soddisfazione immediata di ogni tipo di umano desiderio, il cuore di questo sacerdote ha sempre richiamato all'interiorità, alla preghiera, a quel Dio che solo nel silenzio e nella quiete del nostro animo si cerca e si fa trovare.
San Martino e Don Pietro spesso si sono trovati a tu per tu, nella solitudine di certi giorni, l'una come parte integrante dell'altro: il tempio di Dio ed il suo servo, custode saggio della Sua Presenza!
Entrambi semplici nella loro realtà di porsi verso gli altri ma entrambi altrettanto solidi nella loro perseverante fortezza…e quando, durante l'inverno, l'umidità di quelle mura pungevano le ossa fino al midollo, Don Pietro riscaldava i piedi, a suo dire, percorrendo i "mille passi" che costituiscono il perimetro interno della Chiesa.
Così recita un altro affettuoso messaggio di augurio per il suo compleanno dalle pagine del giornalino parrocchiale del 2002 :
" Sei come l'affresco che, dopo tanto tempo, oggi ancor più di ieri, riempie di raro valore tutta la nostra chiesa.
Così ne apprezziamo i colori, caldi come i tuoi particolari e timidi sorrisi;
la maestosa presenza in chiesa, salda come la tua indispensabile vicinanza;
la bellezza di ciò che esprime, grandiosa come i frutti della tua vocazione sacerdotale.
Ecco davvero cosa rappresenti nella nostra piccola casa: l'unica e speciale opera d'arte della Chiesa di San Martino!"
Chi ha imparato a conoscere profondamente questo parroco e lo ha incontrato lungo la strada tracciata per la Chiesa dal suo maestro Gesù Cristo, sa che importanza avesse scegliere lui come punto di riferimento e padre spirituale: difficilmente si può restare soli o perdersi.
Nel 1977 cominciarono i lavori per la costruzione della casa parrocchiale in via San Paolo, così desiderata ma così difficile da portare a compimento.
Il vescovo Radicioni dopo aver tentato l'acquisto del vecchio mulino dei fratelli Petrelli, decise di vendere una parte delle proprietà della parrocchia di San Pio V e con il ricavato, iniziare i lavori.
Ben presto, come fu facile prevedere, finirono quei pochi soldi e tutto rimase bloccato al minimo indispensabile: solo lo scheletro in cemento fu consegnato a Don Pietro.
Gli fu semplicemente detto: "Ora pensaci tu!" e lui, come aveva un minimo di disponibilità finanziaria, la cui maggior parte gli entrava nelle tasche con lo stipendio di professore di religione, cominciò a comprare i pavimenti, i sanitari…i primi gruppi di catechismo però, dalla fredda e scomoda chiesa, poterono usufruire della vuota ma più spaziosa casa parrocchiale: un vero lusso!!
L'inaugurazione con la benedizione del vescovo Radicioni si ebbe nel 1983 con una semplice festicciola nel salone principale: era per tutti, comunque una grande conquista!
Accanto alle aule, fu costruito anche l'edificio abitativo per il parroco, che Don Pietro non utilizzò mai: lasciò usufruire di questa abitazione una famiglia che era stata sfrattata e non sapeva dove appoggiarsi.
Nei quattordici anni che seguirono, non chiese loro neppure l'affitto e nel momento del bisogno, ha loro confermato sempre più il suo appoggio anche sotto il profilo economico, facendosi carico di ulteriori e più grandi necessità.
Don Pietro, come si suol dire, non aveva mai un soldo da mettere da parte: tutto era speso per le priorità della Chiesa o di chi ne avesse più bisogno.
Per più di dieci anni, Don Pietro ricorda come non ci fosse né povertà né disoccupazione a San Martino: la popolazione era tutta inserita negli impieghi in fabbrica, di cui la zona contava numerosa presenza o dedita al lavoro duro della coltivazione dei campi.
Erano davvero altri tempi se ci si ferma un attimo a pensare a quanto oggi molta di questa tranquilla serenità abbia lasciato il posto a situazioni più difficili e complicate.
Gli anziani delle nostre famiglie lo definiscono tutti rispettosamente come " un prete degno di portare la tonaca" per il suo carisma sacerdotale e la serietà con cui ha abbracciato sempre la sua scelta convinta fruttificata nell'umiltà, nell'obbedienza e nel servizio verso il prossimo.
Don Pietro ha sempre cercato di aiutare tutti nei limiti delle sue possibilità, movimentandosi come poteva sia per le famiglie bisognose della parrocchia sia per molti altri casi: anche se nel minimo, ha sempre dato una mano a tutti.
Si è tanto sopportato insieme, soprattutto nei primi anni, quando il catechismo veniva organizzato proprio in chiesa: ogni gruppo si sistemava in un angolo soffrendo spesso per gli spifferi di freddo che c'erano ovunque ed il disagio dell'inadeguatezza del posto senza considerare il rimbombo delle voci che, in quell'ambiente, si sovrapponevano le une alle altre.
E' stato un crescendo sempre più rapido che ha accolto in breve tempo persone di buona volontà che si sono messe a disposizione di Don Pietro e di San Martino.
Per lungo tempo, la scuola media "Giacomo Leopardi" ha annoverato nel suo corpo insegnanti il professore di religione Don Pietro Rossi.
La semplicità del suo modo di essere si evinceva anche dalla impostazione delle lezioni: solitamente in classe, sceglieva un brano del Vangelo da far leggere ad un alunno (seguiva rigorosamente l'ordine alfabetico del registro) a cui poi chiedeva un breve sunto con i necessari approfondimenti.
Difficilmente ci si faceva trovare impreparati, soprattutto coloro che appartenevano alla sua parrocchia: ci si teneva a far bella figura altrimenti la paternale dei genitori e pure nu lisc e buss coi fiocchi erano subito pronti a colmare la brutta figura fatta con il parroco!
Lo stipendio di professore di religione, in varie occasioni, è stato messo a disposizione delle necessità della parrocchia: non aveva altre entrate e così risolveva i suoi crucci economici.
Il suo gran cuore e la sua tacita generosità non si è fermata davanti a nulla: Nostro Signore aveva da sempre plasmato di squisita carità l'animo di questo suo servo totalmente riversato nel suo ministero sacerdotale!
A Monsignor Chiaretti si deve la fondazione, nel 1988, della parrocchia "Madonna della speranza" ubicata, nelle allora intenzioni, in via S.Biagio: ovviamente una creazione solo su carta, sulla Bolla riconosciuta dallo Stato che vedeva la figura di Don Pietro come parroco della Chiesa Madonna della Speranza.
Lo stesso Monsignor Chiaretti, nell'anno santo dedicato alla Madonna, organizzò un pellegrinaggio diocesano a Roma, in vista dal Santo Padre, Giovanni Paolo II.
In quella circostanza, decise di far benedire dal Pontefice il nuovo stendardo per la Sacra Giubilare di Grottammare e la gioia fu grande, per il parroco di San Martino che rappresentava l'importanza di questa ricorrenza, nell'incontrare Sua Santità e porgersi all'onore della Sua presenza.
Il cammino di Don Pietro, ad un certo punto, trova sostegno e si affianca ad un'altra figura ancora forte e viva nella memoria della nostra realtà: la vivacità di "don Pietrino" riaffiora nei nostri pensieri, accompagnata da un amorevole sorriso e da un'indelebile dolcezza.
Chi non rammemora, con una nota di simpatia, la figura di questa grandissima personalità?
Don Pietro Capocasa è stato per anni l'aspetto più originale, spontaneo e verace del ministero sacerdotale in San Martino, scombussolandone il quotidiano con la sua irresistibile amabilità.
Dopo essere rientrato dalla Calabria, eccolo affiancare Don Pietro nella celebrazione delle messe in chiesa ed occuparsi soprattutto degli anziani ricoverati alla Fondazione Pelagallo: "i suoi vecchietti" che amava ed adorava infinitamente!
Due lati della stessa medaglia: totalmente diversi ma unitamente simili in Cristo!
D'altronde, la chiamata del Signore investe in modo unico e personale ogni anima ed ogni cuore, infiammando ed elevando particolari carismi dentro ogni spirito cristiano: Don Pietro Capocasa era irresistibile con quel suo fare schietto e sincero.
La sua spontaneità era disarmante: impossibile rimanerne distaccati o lontani.
Proprio per questo, il sodalizio ministeriale dei due sacerdoti in San Martino, per quanto è durato, ha arricchito benevolmente tutta la comunità parrocchiale.
C'è da dire che Don Pietro teneva in gran considerazione l'ambito dei ragazzi e dei giovani.
Come per i bambini e per gli anziani, non mancava mai di organizzare cene e gite che potessero essere un modo per ritrovarsi e condividere momenti di gioia insieme, in parrocchia.
Quando, per ovvie ragioni di salute, non riuscì più a star dietro a tutti i suoi impegni, affidò in modo particolare i giovani alla responsabilità ed alla cura parrocchiale di alcune famiglie resesi disponibili.
Fu così che per merito di questo attivissimo e volenteroso gruppo di persone, si diede vita a tantissime iniziative nate così come momenti di socializzazione, sfociate poi in vere e proprie manifestazioni di cui la nostra parrocchia si vanta ancora oggi di portare avanti.
Grazie all'allora Comitato parrocchiale fortemente voluto da Don Pietro, vennero ben riorganizzati i gruppi del dopo cresima affiancando all'attività catechistica-
C'era spazio davvero per tutti perché il lavoro di gestione e pianificazione non finiva mai: impegnava mente ma soprattutto braccia munite di tanta buona volontà a costo zero…duro lavoro non vane chiacchiere!
Dopo le svariate ed insistenti richieste poste da Don Pietro di fronte anche al nuovo vescovo, S.E. Gervasio Gestori, di prendere in considerazione le sue dimissioni e l'esigenza di un nuovo pastore per la comunità di San Martino, ecco che nell'agosto del 1999 tutto assume una nuova dimensione e le porte della comunità sanmartinese si spalancano all'arrivo dell'attesissimo Don Anselmo Fulgenzi ma qui…ha inizio un'altra storia!