Menu principale:
Chiesa S Martino (sec.XI) > Storia
Storia
La storia
Non ci sono più dubbi. Ia storia della Chiesa di S. Martino inizia nel periodo Piceno come Cuprae Fanum. Scavi, reperti e documenti inequivocabilmente collocano questa certezza nel grande libro della Storia. La Chiesa di S. Martino pare sia stata rifondata dai Benedettini (VI-Vll sec.), F.Allevi (I Benedettini nelle valli del maceratese, così scrive: "...favorita dal bisogno di sostituire gli incensi profani rammentati da Silio ltalico allora sempre fumanti, con quelli bruciati dai monoai solleciti e timorosi di non riuscire a spegnere le vampe di questa dea....la dea che nell'età imperiale i suoi attributi confonde con quelli di Venere e delle altre divinità erotiche del mondo romano". L'Allevi colloca la badia di S. Martino fra le più antiche d'Italia. Nel periodo del ducato longobardo di Spoleto il monastero di S. Martino ebbe la sua importanza, anche per via dei mulini (pare che i longobardi fossero i primi a costruire i mulini ad acqua e ad accettarne l'importanza economica); passò di volta in volta di mano sia a laici che a monaci. Questi passaggi "di mano" furono sicuramente agevolati dalle scorrerie dei pirati che nel volgere dei secoli sono sempre avvenute direi quasi con metodica costanza. Nel 1030 il vescovo Uberto acquista per mille soldi il monastero di S. Martino da Trasmondo del fu Tassigualdo, e da questo momento resta di proprietà del Vescovo di Fermo, con vicende alterne, fino alla seconda metà dell'ottocento. Nel periodo longobardo, molto probabilmente il monastero di S. Martino assunse anche il ruolo di santuario politico e religioso (intorno alla Chiesa furono trovate moltissime tombe Longobarde). Nel 1571 viene eretta la Diocesi di Ripatransone, Grottammare passa sotto la sua giurisdizione, ma non l'abbadia di S. Martino che essendo proprietà del vescovo di Fermo rimane in giurisdizione privativa della Mensa arcivescovile fermana. Quindi tutti coloro che vivono, risiedono o lavorano in essa godono di privilegi, fra l'altro "...sono esenti dai pagamenti cosidetti - pesi comunicativi -, cioè dovuti allo Comunità di Grottammare". In definitiva l'arcivescovo di Fermo esercita una giurisdizione temporale, mentre Ripatransone esercita una giurisdizione pastorale e spirituale (visite pastorali, controllo ed esame del clero, ecc.); il Vescovo di Ripatransone Battistelli il 4/41/1714 fa allegare, alla pagina relativa a S. Martino (visita pastorale 1709-10) ed in relazione della Festa della Sagra Giubilare, un foglietto con l'annotazione "...quest'anno 1714 si disse esservi state da 40.OOO persone venute da paesi anco lontani.......li confessori.....havesser sempre penitenti dall'alba sino al mezzogiorno. Proveder li confessori fu asserito toccor a chi offitia quella Chiesa, ch'ora sono què Riformati". Nel 1743 il vescovo Borgia (gran conoscitore di civiltà etrusca) visita S. Martino, ne constata la decadenza per trascuratezza e ne ordina il rifacimento che viene prontamente eseguito nell'arco di pochi mesi. La chiesa si presenta a pianta basilicale con copertura a capriate lignee e tre navate che risultano delimitate da pilastri collegati tra loro da cinque archi per navata, con abside semicilindrica orientata ad est. Sovrastante L'altare maggiore, si trova un affresco del sec. XVI rappresentante una Crocifissione con, sulla destra, una Madonna orante, il Papa e, sulla sinistra, un Vescovo con la mitra e il pastorale deposte a terra; sullo sfondo, in basso, e possibile vedere il paese di Grottammare. Altro affresco interessante e quello rappresentante la Madonna del latte seduta in trono, nell'atto di svezzare il Figlio. Il culto della Madonna Nutrice, del resto, era molto sentito soprattutto nelle campagne ed e strettamente legato al culto pagano della Dea della Fecondità che ci appare sotto diversi nomi a seconda dell'epoca e del luogo. Astarte, Cerere, Afrodite, Venere, Era, Giunone, Cupra ed altre ancora. All'interno della chiesa sono stati rinvenuti una vasca battesimale per immersione di epoca paleocristiana e un'importante epigrafe. "IMP CAESAR DIVl TRAIANl PARTHICl F. DIVl NERVAE E NEPTKAIANUS HADRIANUS AUG. PONTIF MAXTRIB. POTESTA XI COS III MUNIFICENTIA SUA TEMPLUM DEAE CUPRAE RESTITUIT". (L'Imperotore Cesare Traiano Adriano figlio del Divo Traiano Partico nipote del divino Nervo, Pontefice Massimo, Tribuno per l'undicesima volta, Console per la terzo, con la sua munificenza riedificò il tempio dello Dea Cupra). Un tratto di muro in opus caementicium, come l'iscrizione citata, farebbero pensare che la chiesa di S. Martino sia sorta proprio sul luogo del tempio della Dea Cupra ristrutturato da Adriano nel 127 d.C. e costruito dalle popolazioni picene già diversi secoli prima.