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Chiesa S Martino (sec.XI) > Eventi SACRA GIUBILARE
In questi ultimi anni si sono confrontate diverse ipotesi sull'origine della Sagra Giubilare. Sulla loro veridicità non vogliamo esprimerci, anche perchè la religiosità e la sacralità dell'evento è concretamente confermata dalla Bolla di Papa Pio VII (1803). Per questo riportiamo di seguito il "Fra Crispino" dell'Aprile 1973, che si rifà agli scritti di Anton Maria Aloysi.
Papa Alessandro III, a capo della Lega dei Comuni Lombardi, perseguitato dall'imperatore Federico Barbarossa e dall'antipapa Vittore, si era recato a Palermo presso la corte di Guglielmo il Buono per sollecitare aiuti, prima di partire per Venezia onde spronarla a sostenere la giusta causa della Lega. Per il viaggio lungo l'Adriatico, infestato dalla flotta genovese e pisana, il normanno Guiscardo concesse ad Alessandro III sette galee di scorta. Durante la navigazione, era il 28 Giugno dell'anno 1175, un violento fortunale costrinse la piccola flotta ad una imprevista sosta nelle acque di Grottammare (qualcuno asserisce che Papa Alessandro III, ammirata la bellezza del litorale, volesse sostarvi per vedere quei luoghi a lui ignoti, il che è molto improbabile date le circostanze storiche). I monaci Benedettini Camaldolesi che in quel tempo avevano la cura del beneficio di S.Martino, invitarono il Papa a trattenersi sino al 1 Luglio per assistere ai tradizionali festeggiamenti che la popolazione picena era usa celebrare a ricordo di antichissime costumanze locali.Il concorso di folla fu imponente: migliaia e migliaia di Piceni, convenuti dalle più remote contrade della regione, stupirono Alessandro III per il fervore religioso che accompagnava i festeggiamenti, sicchè questi, commosso e ammirato, toltosi il camauro e riempitolo di sabbia: «Tante indulgenze - proclamò - saranno concesse ad ogni pellegrino, quanti sono i granelli di sabbia qui contenuti». Da allora per la sacra ricorrenza, allorchè il primo Luglio cade di Domenica, migliaia di pellegrini accorrono per tradizione e per lucrare le straordinarie indulgenze pari a quelle godute dai fedeli di tutto il mondo in occasione dell'Anno Santo. Si narra che, nel 1714, durante questi festeggiamenti si contarono ben 40.000 pellegrini venuti da tutte le parti d'Italia per lucrare il Giubileo. Pio VII, nel 1803, smarritosi la Bolla originale, ne redasse un'altra uguale alla prima. l'attuale chiesa di S. Martino, dotata di tanto sacro privilegio, sorge sui ruderi dell'antico Tempio della Dea Cupra, detta anche Bona, appellativo che gli Umbri e i Sabini davano a Fauna moglie di Fauno, divinità italica. Presso l'antico tempio pagano, infatti, il 1 Luglio si celebrava la festa di Janus, dio dei fantasmi notturni che un sacerdote custode aveva l'incarico di fugare, e durante i primi giorni dello stesso mese, si celebravano anche le Apollinarie, in onore di Apollo, dio del sole e della fertilità delle messi. In quella circostanza si cimentava la più gagliarda gioventù picena, e gli atleti, dopo le gare si detergevano nella vasca della regina, non lontana dal tempio, che, secondo una antichissima tradizione, aveva straordinari poteri purificatori. Evidentemente le feste cui assistette Alessandro III si riallacciavano, col culto cristiano, a quella antichissima tradizione italica. Con il Cristianesimo si era sostituito infatti al culto pagano quello cristiano, e i festeggiamenti della Dea Cupra e le Apollinarie si erano tramutati in celebrazioni in onore di S. Martino. Come nel passato, al vespro del 24 Giugno, un corteo di cavalieri accompagna dalla Pieve di S. Giovanni lo stendardo rosso, dono dell'Arcivescovo di Fermo, i sacri simulacri e le icone, sino alla chiesa di S. Martino, con largo seguito di autorità religiose e civili precedute dal gonfaloniere civico. Lo stendardo è portato per dritto ereditario da un giovane di nobile casato, nativo del luogo, a cavallo di un bianco destriero. Fino al 1728 dal Consiglio del Comune veniva eletto un Capitano del Popolo che per la durata di 15 giorni aveva i più ampi poteri che gli venivano riconfermati per l'11 Novembre, festività di S. Martino. Lo stendardo rosso, simbolo della ricorrenza e della sacra concessione del privilegio giubilare, viene issato sul culmine della chiesa di S. Martino, vigilato da giovani armati che, durante gli otto giorni e le otto notti, sparano colpi di fucile per assicurare il popolo che fanno buona guardia contro eventuali aggressori. Alla sera del 1 Luglio un imponente corteo di folla festante, accompagnato da una sfolgorante e suggestiva fiaccolata, riporta lo stendardo e le sacre immagini alla chiesa di S. Giovani chiudendo così la celebrazione.
(dal "Fra Crispino" dell'aprile 1973)
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