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Vita San Martino

Chiesa S Martino (sec.XI) > Storia

Vita

Il Monachesimo Europeo
«Essi non si consideravano in alcun modo membri di una setta gnostica, non pretendevano di essere titolari di una scienza segreta, o di una salvezza riservata ai soli iniziati... Volevano essere solo veri cristiani» Lo storico Garcia M. Colombas parla dei primi monaci dell'Europa, prima che Benedetto, nel VI secolo, desse una Regola e una definizione a questa nuova condizione e i monaci divenissero uomini separati dalla vita della gente comune. All'inizio, infatti, si trattava semplicemente di battezzati che decidevano di vivere una vita in comune, come quella che Pietro, Andrea, Giovanni vissero con Gesù. Al punto che San Basilio rifiuta il termine monachòs e definisce questi uomini semplicemente cristiani Il pioniere di questo monachesimo europeo è senz'altro San Martino di Tours. Nacque in Pannonia, a Sabaria, nel territorio dell'attuale Ungheria, attorno al 316, proprio all'indomani dell'Editto di Milano che dava finalmente piena libertà alla Chiesa. « Quando ebbero fine le sanguinose persecuzioni » - racconta François Vanderbroucke - « i cristiani più ferventi continuarono ad ardere dal desiderio di offrire a Cristo la testimonianza più generosa del loro amore con il dono della vita. L'eroismo dei primi monaci del deserto ha una connessione con il martirio, che il mondo non offre più loro e, in sostanza, con l'imitazione del Crocifisso, che ormai era loro negata grazie alla pace di Costantino ». La "guerra santa" combattuta dagli apostoli e dai martiri fino al sangue, segno dell' appartenenza a Cristo, prosegue dopo con forme diverse, come quella scelta dai monaci. Eco perchè Martino veniva chiamato martyr cruce. E' questa, secondo le parole di San Basilio, « la disponibilità a morire per amore di Cristo... lottare contro tutto ciò che può insidiarci come amici di Cristo »


La conversione di San Martino
Martino aveva chiesto il battesimo a dodici anni, dopo aver conosciuto i cristiani, nonostante la dura opposizione dei genitori che erano pagani. Ma a quindici anni, in ottemperanza ai decreti degli imperatori Severo e Probo, dovette, suo malgrado, entrare nell'esercito perchè figlio di un veterano. Martino divenne ufficiale della guardia a cavallo. l'ambiente della soldataglia romana normalmente era rozzo, violento, grossolano. Eppure proprio fra quelle fila aumenta tantissimo il numero dei cristiani. Martino, poi, fu un cristiano che convertì molti compagni. Risale a questi anni il celebre
episodio di Amiens, quando, incontrando sulla strada un povero seminudo e congelato per il freddo pungente, Martino divide in due il suo mantello e salva dall'assideramento quel poveraccio. Ricevette il battesimo nel 334 e, appena possibile, abbandonò l'esercito. Purtroppo non si è conservato nessun documento personale di Martino, né discorsi, né lettere, né libri. quel che sappiamo con certezza, dalle biografie di Suplicio Severo e Venanazio Fortunato, è che egli si dedica completamente a combattere l'eresia ariana. Nonostante l'irrevocabile condanna di Ario, fatta dal Concilio di Nicea nel 325, infatti, quell'eresia continuò a dilagare e conquistò tutta la Chiesa.
San Martino e l'Arianesimo Ario affermava che Gesù era sì l'intermediario tra Dio e l'uomo, ma era soltanto uomo e non Dio della stessa sostanza del Padre. Questa posizione teologica veniva abbracciata da molti potenti imperatori e sovrani (e quindi dai popoli), perchè permetteva loro di sottrarsi al primato della Chiesa e assolutizzare il loro potere. Così, a pochi anni dall'Editto di Milano, per i cristiani fedeli ricominciavano le persecuzioni. Ma stavolta il potere si serviva degli stessi ecclesiastici, i vescovi ariani, che erano ormai la quasi totalità, se si eccettua Atanasio. San Basilio scriveva amaramente: « Quando il demonio vide che sotto le persecuzioni dei pagani la Chiesa cresceva e fioriva ancor di più, cambiò il suo piano e condusse la sua battaglia non più in un modo aperto, bensì preparando delle insidie segrete e nascondendo la sua perfidia sotto il nome che essi (i cristiani) portano. Cosicché noi patiamo le cose stesse che patirono i nostri padri, ma sembriamo patirle non in nome di Cristo, poichè anche i persecutori portano il nome di cristiani ». Fra i vescovi che subirono la deposizione e l'esilio da parte degli ariani vi fu Ilario di Poitiers, chiamato l' "Atanasio dell'occidente". Fu un grande padre della Chiesa. Proprio da Ilario, che era suo coetaneo, era andato a vivere Martino dopo il suo addio alle armi. Ilario aveva accusato direttamente l'imperatore Cosatanzo di professare il «più terribile dei flagelli: l'eresia ariana»; perciò questi, nel 356, al concilio di Béziers, lo fa condannare e ne decreta pure l'esilio mandatolo in Frigia. Anche Martino viene preso, frustato, torturato e cacciato dalla città dagli ariani. Torna dunque verso la sua terra. Là converte sua madre, ancora pagana. Poi si ferma vicino a Milano, dove comincia a fare vita eremitica. ma gli ariani hanno ormai conquistato tutte le cattedre episcopali. E' una apostasia universale. A Milano, al vertice della Chiesa c'è il vescovo Aussenzio, anch'egli eretico, che caccia via Martino dalla sue terre. E' circa il 357 e Martino si stabilisce nell'isola di Gallinara, vicino alle coste liguri, dove vive per circa quattro anni, da eremita, con un prete, suo amico, conservando la vera fede. Da là passerà anche Ilario, tornando da Poitiers. Martino torna con lui in città, ma si costruisce un suo rifugio fuori del centro abitato, a Ligugè. Quello che doveva essere un eremo divenne una casa che accoglie ogni giorno nuovi cristiani, affascinati dalla vita di Martino, che vogliono anch'essi vivere insieme come amici di Gesù.

San Martino a Tours
Nel 375 Martino si vede costretto, per poter ospitare tutti coloro che volevano abbracciare questa nuova vita, a costruire una nuova casa vicino a Tours. E' il monastero di Marmoutier, che sarà il cuore del monachesimo in Gallia. Proprio da quelle mura prese forma uno straordinario movimento missionario che portò al battesimo delle popolazioni galliche. Proprio da quelle mura, inoltre, furono scelti molti grandi vescovi. Non si deve pensare a queste comunità monastiche secondo l'immagine dei "regolari" che sarà poi forgiata da Benedetto. innanzitutto nelle "case" come quelle fondate da Martino non si curava in modo particolare la liturgia (Suplicio Severo racconta che Martino non aveva particolare predilezione per le pratiche liturgiche). Erano semplicemente uomini che avevano posto tutto in comune, che vivevano insieme in castità, pregavano insieme e tentavano di convertire palmo a palmo le campagne galliche al cristianesimo. L'incontro con uomini di questo tipo era decisivo per la conversione, sia del volgo, pagano e superstizioso, sia dei giovani, uomini e donne, delle classi colte cittadine. Le dettagliate pagine lasciate da Agostino fanno supporre che, anche qualcosa di molto simile a ciò che può accadere ad un uomo del nostro tempo. Ecco come Agostino, a Milano dopo aver ascoltato Ambrogio, descrive la sua condizione: «Non potevo più invocare la scusa di un tempo, quando solevo persuadermi che, se ancora mancavo di disprezzare il mondo e servire Te, era colpa dell'incerta percezione che avevo della verità. Ormai anche la verità era certa. (...) Mi disgustava la mia vita nel mondo. Era divenuta un grave peso per me, ora che non mi stimolavano più a sopportare un giogo così duro le passioni di un tempo: l'attesa degli onori e del denaro. Ormai tutto ciò mi attraeva meno della dolcezza e della bellezza della Tua casa che ho amato. Ma ero costretto ancora da un legame tenace: la donna». Agostino si sente triste e angosciato: «Dovunque facevi brillare ai miei occhi la verità delle tue parole, ma io, certo della loro verità, non sapevo affatto cosa rispondere, se non, al più, qualche frase lenta e sonnolenta: "fra breve"... Però quel "breve" non aveva una breve durata e quell' "attendi un pochino" andava per le lunghe». Come risolvere questa indecisione della ragione, così comprensibile anche per noi oggi? Decisivo è, per il grande intellettuale d'Ippona, un incontro casuale. Un suo amico, Ponticiano, gli racconta di aver conosciuto persone che si dedicavano a Dio nella verginità, facendo vita in comune. Agostino, in particolare, resta stupefatto dai due che Ponticiano aveva conosciuto a Treviri, che erano due soldati. Il "contagio" della vita di martino, dunque, arriva fino ad Agostino. Così per Agostino comincia l'avventura. Intuisce che l'amicizia è il modo semplice e umano con cui si comunica la stessa vita cristiana («In qualunque cosa umana, nulla è amico all'uomo se egli non ha un amico»). Agostino è entusiasta della vita in comune, fra fratelli. Proprio lui diverrà così il «il promotore per eccellenza della "vita apostolica" nel monachesimo latino» (Garcia M. Colombas). Nella Regula, nel De sancta virginitate, nel De opere monachorum, nei Sermoni, Agostino esalta la vita cor unum et anima una di questi uomini, che vivono come i cristiani degli Atti degli apostoli. Il vescovo di Ippona scrive: «Sia confitto in tutto il vostro cuore Colui che per voi è stato confitto in croce. Occupi Egli nel vostro cuore tutto il posto... A voi non è permesso di amare poco Colui per amore del quale non avete amato ciò che era permesso. (...) Contemplate la bellezza di Colui che vi ama... sperate tanta maggiore felicità quanto più fedelmente lo seguite». Queste pagine proiettano luce pure sulla personalità di Martino che dei monaci fu il padre, e spiegano l'impatto che ebbe il mondo pagano con questi uomini.

San Martino Vescovo
Nel 371 Martino fu eletto, a grande maggioranza di popolo, alla cattedra episcopale di Tours (ma vi furono taluni chierici che non volevano un plebeo per vescovo e si scandalizzarono dell'aspetto trasandato di Martino). Egualmente per acclamazione era stato eletto Ambogio a Milano. Nonostante la carica episcopale, Martino continuò ad abitare nella sua povera casa di monaco. Ma fu instancabile e travolgente nel portare l'annuncio cristiano in ogni angolo della sua terra. Batteva villaggi e città, sfidando le divinità pagane, abbattendo templi, alberi sacri, idoli. E per ogni terra conquistata impiantava una piccola comunità dei suoi monaci. la gente semplice, i contadini, il volgo, che non sapeva diteologia, comprendeva però immediatamente ciò che Martino faceva: io vi dimostrerò l'impotenza dei vostri dèi e la potenza dell'unico Signore dell'universo, Gesù Cristo. In queste popolazioni, così, l'ira per quell'uomo sacrilego venuto da Tours lasciava il posto allo stupore e alla venerazione. Del resto i segni che accompagnavano la sua presenza.

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